martedì 1 dicembre 2020

Studio CoEHAR dimostra impatto "nullo" dei vapori dell'ecig nella diffusione del virus COVID-19

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"L’aerosol dei prodotti da svapo favorisce la trasmissione del coronavirus? La possibilità che svapare aumenti il rischio di trasmissione del virus è irrisoria, pari all’1%"
(Fonte CoEHAR)
"L'ultimo grido" riguardo le accuse legate alla sigaretta elettronica è essere veicolo per la diffusione, tramite i propri vapori, del virus SARS-Cov-2 più conosciuto come COVID-19.
A tale proposito lo studio del CoEHAR, in collaborazione con l'Istituto di Scienze Nucleari di Città del Messico e la Myriad Pharmaceuticals di Auckland, per verificare la verdicità e la reale esposizione al COVID-19 che i vapori generati dalla sigaretta elettronica potrebbero causare.

Come si diffonde il SARS-Cov-2

E' da tempo riconosciuto il ruolo che hanno le goccioline di saliva, emesse durante qualsiasi attività respiratoria, nella trasmissione del COVID-19.
Attività, come il parlare, il tossire e/o lo starnutire sono causa della diffusione dell’epidemia e studiarle implica avere più strumenti per contenerla.

Lo studio CoEHAR

L'analisi si è concentrata sulle goccioline di vapore che un vaper infetto rilascia durante la sessione di svapo. Tenendo presente la vastità di device presente sul mercato, si è concentrata l'attenzione su quelli più utilizzati (a stima dall'80% - 90% dei vapers), i così detti sistemi per svapo di guancia, ovver quei sistemi che emulano maggiormente il classico tiro di sigaretta.
Non essendo noti i dati relativi alle emissioni di goccioline (in gergo droplets) nel vaping, si è fatto riferimento al modello di esalazione di fumo della tradizionale sigaretta. In media un fumatore espira una miscela fumo+aria con un volume di circa il 40% maggiore rispetto al volume respiratorio in stato di riposo.
I parametri presi in esame sono stati la quantità di puff, la durata di ognuno di questi, le dimensioni delle droplets e la potenzialità virale del COVID-19.
Il tasso di rischio è stato valutato considerando lo scenario classico di una abitazione o di un ristorante con normale ventilazione.
La conclusione dello studio porta ad un irrisorio incremento di circa l'1% di rischio contro un 260% causato da circa 30 colpi di tosse a parità di condizioni ambientali.
Il Prof. Riccardo Polosa, autore dello studio, afferma :
"La nostra analisi dimostra che svapare in pubblico non comporta alcun rischio aggiuntivo rispetto a qualsiasi altra attività sociale, come mangiare insieme o incontrarsi per conversare. Rimane comunque buona regola rispettare le norme di distanziamento, sopratutto in contesti di socialità. Quindi si allo svapo, ma rispettando sempre il distanziamento sociale e gli altri"
. In definitiva la dimostrazione è che i rischi di esposizione al virus COVID-19 sono equivalenti a quelli già noti; quindi non è ancora una volta lo svapo la causa di tutti i mali. Restano sempre il rispettare le regole ed il buon senso i mezzi migliori per limitarne la diffusione.
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2 commenti:

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